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03 LMB Cineteca Obiettivo mortale di Richard Brooks

Scava scava nella nostra cineteca, che ti trovo? Obiettivo mortale di Richard Brooks, un film di quasi vent’anni fa (già così tanti?), un curioso film di qualche pregio e parecchi difetti, una specie di buffo apologo sullo strapotere, disumano fino al grottesco, degli ascolti (dicesi audience”) televisivi: c’è un demenziale direttore di rete che praticamente vive ancorato agli “studios”, una specie di ridicola marionetta che gongola e sbava ai rialzi di temperatura televisiva durante disastri e catastrofi.
Individui simili me l’immagino il giorno dell’Apocalisse: bruceranno ridendo degli incredibili “ascolti”! Ma tutti i personaggi della storia più che veri individui sono divertenti paradigmi, pupazzi maniaci ed eccessivi come dev’essere in un “grottesco”. A cominciare dalla video-star (Sean Connery) che è l’eroe e la vittima della crudele realtà televisiva; mi vengono i brividi a sentir dire: “qualsiasi cosa accada non è accaduta se non è accaduta per televisione!” Vi piace? A me no, fin quando potremo vivere altrove, in fuga dal filo spinato del tirannico riquadro elettronico. Ma c’è dell’altro; è zeppo di terroristi islamici, attentati a Manhattan, “kamikaze” folli che si fanno esplodere sul Campidoglio di Washington e di bombe sui grattacieli.
La storia paradossale dell’altro ieri, autentica demenziale fantascienza, suona oggi lugubre profezia sulle rovine newyorchesi ancora fumanti. Così le immagini catastrofiche, ponti e torri in fiamme, i monumenti presidiati, le strade deserte in un clima di guerra nucleare incombente, hanno perso oggi per noi la loro carica di spasso paradossale per farci dolorosamente riflettere sulla odierna follia che ci ha trascinati quasi alle soglie del conflitto “totale”. L’Apocalisse, appunto.
Tornando al film constatiamo che il terrorista con il “plastico” in corpo, il presidente degli Stati Uniti incatenato ai sondaggi elettorali, il generale guerrafondaio maniaco della rappresaglia, il politico reazionario (Leslie Nielsen), sono tutte ancora figurine da fumetto di un antiamericanismo fatto dagli americani, ammiccante ed affettuoso, in un clima di catastrofe gustata come una festa assurda e pirotecnica.
Insomma una specie di Dottor Stranamore senza però la solida ossatura, il gelo ironico e rabbrividente del geniale Kubrick. Il film è invece tutto un saltellare disordinato e sconnesso, un gioco confuso di richiami comici e semiseri, una traballante parodia senza autentico nerbo espressivo; una balbuziente opera dei pupi, tra fantatecnologie alla James Bond, ricatti planetari, bombe esplose ed inesplose che dice, dice, dice, ma non “racconta” veramente mai niente, forse per l’eccessivo, intricato materiale di una sceneggiatura gonfia di trovate ma povera di autentica struttura filmica.
Una storia già vecchia fatta per riflettere sull’odierno orrore planetario. Attenti a ridere dei nostri incubi: potremmo ritrovarceli al risveglio sul comodino. Non perdetevi il terribile proclama dell’apocalittico generale (non è lo stesso generale impazzito e bombarolo di Kubrick’?): “Terrorismo nelle strade, nel cielo, terrorismo di ragazzi, di gang e di governi: se le blatte prevalgono si ricorre a chi le stermina e si preme il bottone!” Che il cielo ci aiuti da simili arcangeli della vendetta.
L’ultimo sorriso del film è geniale e incoraggiante: Sean Connery si lancia col paracadute gettando via il suo parrucchino, gesto buffo e virile di chi non rinuncia in fondo (siamo quel che siamo) alla sua vera umanità.

da ORIZZONTI 2002
La Cineteca Dimenticata