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di Roberto Filippi

RF Mostre Canaletto 2Un’accusa più volte ripetuta verso il pittore veneto Canaletto è quella di essere stato un piatto e meccanico riproduttore della realtà, un artista legato più al valore matematico della prospettiva che alla fantasia e all’espressione di sentimenti. Il Canaletto dipinse generalmente quadri di vedute, genere artistico molto in voga nel ‘700, la “veduta” intesa come percezione della realtà fu un fenomeno tipico di Venezia e Roma dove la presenza di un fiorente mercato turistico dette il via alla produzione di paesaggi urbani, richiesti come souvenir dai viaggiatori del Grand Tour, oppure agresti seguendo la moda dell’Arcadia.

La veduta poteva essere “esatta” cioè rispondente alla realtà o assumere l’aspetto di “capriccio” cioè immagine di fantasia con elementi immaginari o reali assemblati in maniera fantastica. Il Canaletto dipinse moltissimi quadri con precisione matematica offrendo visioni godibilissime per l’aspetto dei luoghi ed anche interessanti sotto l’aspetto storico in quanto riproducenti località ancora esistenti e confrontabili oppure sparite da secoli. A Venezia oltre il Canaletto operarono il Bellotto, il Carlevarijs, il Guardi e Marco Ricci.

All’epoca la Serenissima aveva perso gran parte della sua potenza economica e politica ma rimaneva un luogo fondamentale per la cultura ed il divertimento; il Carnevale di Venezia, unitamente a quello di Roma, richiamava turisti da tutta Europa. Affluivano re in incognito, nobili, ricchi borghesi, prelati e con loro musicisti, letterati, artisti ed anche avventurieri tra cui celebri furono Casanova, Cagliostro, il Conte di Saint Germain. Antonio Canal nacque a Venezia nel 1697 ma è conosciuto come Canaletto forse per distinguerlo dal padre, pittore scenografo di teatro, o per la sua modesta corporatura; iniziò a lavorare con il padre ed il fratello e con questi venne a Roma, intorno al 1720, e qui conobbe e frequentò il Pannini e il Van Wittel. Ricevette parecchie commissioni e dipinse numerose vedute a forte impatto chiaroscurale con contrasti di colore che successivamente modificò utilizzando toni più chiari e contorni netti. Tornato a Venezia gestì una frequentata bottega e si dedicò ad una ampia produzione di scorci della città, dei monumenti, delle chiese. Entrò in contatto con il console di Gran Bretagna che divenne suo agente commerciale introducendolo nel mondo artistico inglese; ebbe un tale riscontro che nel 1746 si trasferì a Londra dove visse e lavorò per una decina di anni riscuotendo grande successo. Nel 1755 tornò nella sua città natale dove continuò a dipingere fino alla morte avvenuta nel 1768.

Per commemorare il 250° anniversario della scomparsa dell’artista   l’Assessorato per la Cultura di Roma Capitale unitamente a Zetema e a Metamorfosi, con la sponsorizzazione di Listone Giordano e BNL Paribas, che ha offerto anche un “capriccio” di sua proprietà, ha organizzato una grande retrospettiva esponendo una sessantina tra dipinti e documenti provenienti da raccolte e musei italiani ed esteri tra cui spiccano due dipinti, rappresentanti due scorci del Canal Grande, nella collezione dei coniugi Agnelli, a loro si abbina un manoscritto proveniente dalla Biblioteca Comunale di Lucca che illustra le varie fasi della commissione e della realizzazione delle due opere. Da tener presente che la maggior parte dei dipinti del Canaletto si trova in musei e collezioni all’estero.

La mostra si articola in 8 sezioni che ripercorrono la vita e l’opera dell’artista, la prima è relativa all’attività del Canaletto, unitamente al padre ed al fratello, di scenografo teatrale ed espone libretti di melodrammi allora molto in voga, alcuni con musica di Vivaldi; la seconda si riferisce alla prima attività a Roma con i capricci architettonici. Terza, quarta e quinta riguardano le opere veneziane richieste da committenti locali e del Grand Tour e i rapporti con il console inglese Joseph Smith, mecenate e mercante, che introdusse il Canaletto nel mondo anglosassone; la sesta e la settima esaminano l’opera del pittore e del nipote Bernardo Bellotto, suo seguace ed imitatore, nella loro attività rispettivamente a Padova e Torino. Conclude la sezione “inglese” con tele dipinte dal Canaletto per nobili e ricchi committenti britannici; spiccano due opere eccezionali: una è “Windsor Castle” prototipo di una serie di dipinti di castelli gotici riprodotti dall’artista, l’altra è un quadro dalla strana storia. Ha un lungo titolo “Representation of Cheslea College, Ranelagh House and the River Thames” e rappresenta un ampio paesaggio con una serie di edifici fiancheggianti il Tamigi; in epoca imprecisata il quadro fu diviso in due ed ora metà sta in Inghilterra e l’altra metà in un museo a Cuba; la mostra è l’occasione unica, dopo lungo tempo, di riunire le due parti e godere del paesaggio quale vide e dipinse il Canaletto. L’esposizione è bella esteticamente, interessante dal punto di vista scientifico e suggestivamente ambientata nel settecentesco Palazzo Braschi. Osservazioni sul Canaletto: dipinse solo vedute in ambiente urbano od urbanizzato, mai paesaggi agresti o marini, raffigurò piccole figure di genere ma mai ritratti e non si produsse in pittura religiosa, mitologica o storica come molti suoi contemporanei primo dei quali il Tiepolo.

Una precedente mostra “Canaletto. Il trionfo della veduta” si tenne a Roma, a Palazzo Giustiniani, dal 12 marzo al 19 giugno 2005 a cura di Bozena Anna Kowalczyk che ha curato anche l’attuale.

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Canaletto 1697-1768
Dall’11 aprile al 19 agosto 2018

Museo di Roma (Palazzo Braschi)
piazza Navona, 2 – piazza San Pantaleo, 10
Roma

Orario:
da martedì a domenica
10 – 19

Catalogo:
Silvana Editoriale

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