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di Enrico Campofreda
Necropoli Egitto: urlano anche le mummie

Scherzando, ma non troppo, qualche egiziano che per ragioni d’incolumità si mantiene accuratamente anonimo, ha avvicinato due argomenti di cronaca della nazione. Il lavoro compiuto col “progetto di mantenimento delle mummie egiziane”, inserito nelle iniziative del Ministero delle Antichità su reperti provenienti dalla necropoli di Muzawaa, nell’oasi Dakhla, cui è stato dato di recente il dovuto risalto, con le elezioni presidenziali previste per il 26-28 marzo. Una boutade? Sicuro, ma anche in questo modo si cerca di tenere alti spirito e attenzione in un Paese schiacciato da un pesantissimo clima poliziesco. Secondo i detrattori dell’attuale presidente al-Sisi, che si ripresenta ed è dato per vincitore certo non foss’altro che per l’assenza di avversari, l’Egitto somiglia a una necropoli per i tanti omicidi occulti e le sparizioni avvenute durante l’attuale amministrazione. In realtà nella prossima corsa elettorale c’è un secondo candidato. Si chiama Mostafa Moussa, che gli analisti dipingono come un’ossequiosa creatura dello stesso Sisi, e la cui presenza alle urne serve a giustificarne il soliloquio. Nonostante la parvenza di normalità democratica la deriva autoritaria sta piegando una popolazione impoverita e impaurita dalla spietatezza del presidente-padrone e del suo staff.

Da quattro anni una ferocissima repressione colpisce oppositori, giornalisti locali e stranieri, osservatori e studiosi. Crudelmente emblematico è stato l’omicidio di Giulio Regeni, che ha visto proprio i vertici statali assumere posizioni omertose, fautrici di depistaggi e inquinamento delle indagini interne e internazionali, fino a boicottare apertamente il desiderio di giustizia dei familiari della vittima. Il caso ha avuto una vasta eco fuori dall’Egitto, e gli attivisti per i diritti umani hanno ricordato eguali condizioni di sequestro, torture, violenze, assassini riservate a migliaia di oppositori interni di cui poco si sa perché tali metodi criminali incutono terrore e azzerano ogni denuncia, anche solo morale. Da qui il parallelo su come la nazione sia caduta in basso, ostaggio di quella casta militare che in altri periodi parlava di difesa del popolo, mentre da tempo veste i panni dell’aguzzino. Per la cronaca i responsabili del progetto di restauro hanno notato che le mummie ritrovate nell’oasi hanno bocche aperte, quasi urlanti. Un particolare non usuale, che ha spinto i critici del regime a ribadire come anche la storia millenaria partecipi indirettamente al dramma del Paese.

Enrico Campofreda

Pubblicato 23 marzo 2018
Articolo originale
dal blog Incertomondo
nel settimanale Libreriamo

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