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di Giulia Lich

Giulia Lich -Museo-della-Antichità-Egizie-Torino

Tremonti disse che “con la cultura non si mangia”.

La Meloni ha contestato una delle (tante) iniziative di Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, perché a favore dell’Islam (in realtà voleva incrementare gli ingressi di chi parla l’arabo, ma va a vedere ‘ste sottigliezze).

A Roma, Gemma Guerrini, esponente della commissione cultura al Campidoglio (in relazione alla vicenda del cinema a P.zza San Cosimato) ha affermato che rivedere vecchi film famosi è “roba da feticisti”. Sempre a Roma, il vicesindaco Luca Bergamo ha ceduto il MaCRO al suo compagno di liceo per organizzarci il suo “asilo” (tanto del MaCRO non sanno che farsene).

Ieri, oggi e domani.

Per alcuni esponenti politici la cultura è optional, è oggetto incomprensibile, è peso e fastidio insieme.

Peccato. Peccato che alcuni dei nostri rappresentanti istituzionali dimostrino, a volte, di essere così “ignoranti”, nel senso di ignorare anche la matematica di base. Le cifre ufficiali relative ai musei statali, infatti, sono da capogiro: 50 milioni di visitatori nel 2017, per un incasso che sfiora i 200 milioni di euro(!). Il trend che, oltretutto, ha dimostrato un ottimo tasso di crescita negli ultimi tre anni, lascia ben sperare per il futuro e, udite udite, coinvolge (finalmente) anche il sud.

Anche quando si esce dai circuiti ufficiali si respira un’aria positiva a riguardo: a Roma, ad esempio, le visite guidate alla scoperta della street art in luoghi estremamente popolari (e, spesso, classificati come “degradati”) registrano, frequentemente e nel giro di poche ore, il tutto esaurito.

Sembrerebbe, dunque, che, oltre ai centri commerciali, la “gente” abbia voglia anche di altro.

Un dubbio allora emerge. Non sarà che il potere, o almeno una parte di esso, mai così mediocre come negli ultimi anni, cerca di “abbassare” il livello generale, sminuendo la partecipazione collettiva culturale in modo da depotenziare l’ultimo strumento veramente rivoluzionario che ci è rimasto, ossia l’arte?.

 

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