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–  di Roberto Filippi –

 

Non si tratta di un vecchio film con Yvonne Sanson e Amedeo Nazzari ne’ di un fotoromanzo di Grand Hotel degli anni ’50 ma dell’inizio del titolo, lungo ed un po’ vago, di una mostra che si tiene nella doppia sede di Palazzo Venezia e di Castel Sant’Angelo; il resto è “ Giorgione e le ragioni del sentimento tra Venezia e Roma”.

La mostra si fonda su un dipinto, di non grandi dimensioni, che si trova dal 1919 nell’allora neocostituito museo di Palazzo Venezia proveniente da una donazione del Principe Fabrizio Ruffo di Motta Bagnara, precedentemente è citato nel 1734 nelle collezioni di Tommaso Ruffo e nel 1624 in quella di Pio di Savoia; anteriormente non esistono dati e solo dal ‘600 il dipinto è stato attribuito al Giorgione mentre per tradizione si indica un possesso da parte del Cardinale Grimani veneziano, uomo di grande cultura, umanista e collezionista di opere d’arte che risiedeva in Palazzo Venezia.

L’edificio fu fatto costruire nei decenni centrali del ‘400 dal Cardinale Barbo poi divenuto Papa con il nome di Paolo II, dopo un suo nipote ed erede vi risiedettero vari cardinali veneziani finché nel 1564 Papa Pio IV regalò alla Repubblica di Venezia il palazzo che prese quindi il nome attuale estendendolo alla piazza prospicente. Da allora vi risiedettero gli ambasciatori della Serenissima fino al 1799 quando subentrò l’Impero d’Austria che lo perdette nel 1919 a favore del Regno d’Italia che lo destinò a Museo con vita alternata dato che per quasi venti anni fu utilizzato come sede ufficiale del Capo del Governo dell’epoca. Per quanto riguarda il Giorgione, anzi più propriamente Zorzi da Castelfranco, è un artista di cui si sa molto poco; nato intorno al 1478 a Castelfranco, forse figlio di un notaio, si trasferì a Venezia lavorando nella bottega di Giovanni Bellini allora massimo pittore nella città lagunare; gli fu affidata l’affrescatura esterna del Fondaco dei Tedeschi  e si distinse anche come pittore di pale d’altare e di quadri da cavalletto. Entrò in contatto con circoli intellettuali veneziani e con la corte di Caterina Cornaro, già Regina di Cipro, che nella sua residenza di Asolo ospitava poeti, artisti e scrittori tra cui Pietro Bembo che vi scrisse gli “Asolani”. Pur essendo morto giovane, nel 1510 per peste, al Giorgione sono attribuite numerose opere enigmatiche con splendidi paesaggi, tra loro spiccano “la Tempesta”, “il Concerto Campestre”, “i Tre Filosofi”, “le Tre Età dell’Uomo”, dipinti enigmatici con forti risvolti simbolici attualmente di non facile comprensione. Per la sua città natale dipinse una grande pala d’altare tuttora sull’altar maggiore del Duomo.

Ebbe grande e duratura fama soprattutto per la sua interpretazione del colore. Il dipinto che è cuore della mostra, convenzionalmente noto come “i due amici” è piuttosto enigmatico anche se per anni i critici d’arte hanno avanzato varie spiegazioni fino a giungere alle conclusioni dei curatori dell’attuale esposizione. In primo piano appare un giovane dal volto affilato, aristocratico e malinconico, una mano sorregge il capo mentre l’altra stringe un melangolo, che nella simbologia del primo ‘500, rappresenta la malinconia. Dietro un altro giovane quasi sorridente, dalle fattezze plebee, si spinge quasi a toccare l’altro. Chi sono, amici? parenti? amanti? servo e padrone? Perché il giovane è malinconico? Amore non corrisposto? Preoccupazioni di vario genere? Probabilmente queste domande sono destinate a rimanere senza risposta anche se i curatori della mostra hanno elaborato una interessante teoria sull’importanza che il dipinto ha assunto nel cambiamento di impostazione del ritratto nel primo ‘500. Al posto della immagini ufficiali ed auliche di cui era maestro Giovanni Bellini cominciano ad apparire ritratti da cui traspare il sentimento e lo stato d’animo dell’effigiato, non bisogna dimenticare che siamo nel Rinascimento con la sua rivalutazione degli autori classici tra cui i poeti di liriche d’amore, anche il Petrarca tornò di gran moda tra i giovani intellettuali. I sentimenti e la loro libera espressione dominarono per qualche decennio la vita privata e culturale delle classi più elevate finché la Controriforma impose un nuovo stile di vita più rigoroso e conformista.

La prima sede dell’esposizione, Palazzo Venezia che, mostra il rapporto strettissimo tra Venezia e Roma, due tra i più importanti centri del Rinascimento, si sviluppa in alcune sale dell’Appartamento Barbo, tra cui quella appena restaurata con il fregio delle figure d’Ercole; sono in mostra opere d’arte, per lo più provenienti dal locale museo, che illustrano i rapporti artistici fra le due città culminanti con il dipinto su cui tutto si basa. L’ultima sala “Delle Battaglie” ospita, quasi per un contrasto, l’istallazione “il Giardino dei Sogni” di Luca Brinchi e Daniele Spanò che proietta su una parete una sorta di giardino rinascimentale animato da immagini e suoni.

La seconda sezione si trova a Castel Sant’Angelo nelle sale dell’Appartamento Papale più antico sottostante quello Farnesiano.

Sono esposte opere provenienti da musei italiani ed esteri; molti sono i libri di poesia, d’amore, di buone maniere. Seguono i dipinti con opere di autori di altissimo livello quali Tiziano,Tintoretto, Moretto, Bronzino, Barocci, sono tutti ritratti, singoli, doppi e in qualche caso plurimi, espressioni di vari sentimenti e stati d’animo, amore, affetto, amicizia, alterigia; sono databili lungo tutta la prima metà del ‘500. Nelle due sezioni sono esposte complessivamente 45 dipinti, 27 sculture, 36 libri a stampa o manoscritti.

La mostra è stata allestita a cura del Polo Museale del Lazio, costituito nel 2015 ed ora diretto da Edith Gabrielli. Il Polo gestisce 43 Musei sparsi nella Regione Lazio e cerca di valorizzare le sue sedi. In particolare Palazzo Venezia purtroppo poco frequentato mentre invece meriterebbe un ben diverso flusso di visitatori per l’ampiezza ed il valore delle sue raccolte.

La mostra è illustrata in un ampio, ben fatto e singolarmente economico catalogo edito da arte’m.

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Labirinti del cuore
Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma
Dal 24 giugno al 17 settembre 2017

Palazzo Venezia
Orario:
martedì – domenica 8,30/19,30

Castel Sant’Angelo
Orario:
tutti i giorni 9,00/19,00

Informazioni:
tel. 06/32810410
http://ww.mostragiorgione.it
http://www.art-city.it/labirinti-del-cuore.html

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