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Il decreto ora approvato dal Consiglio dei ministri (1) disciplina il servizio civile universale «quale strumento di difesa non armata della Patria, di educazione alla pace tra i popoli, di promozione dei valori fondativi della Repubblica». E perché “universale”? Lo spiega il ministro del lavoro Poletti nel decreto stesso: «punta ad accogliere tutte le richieste di partecipazione da parte dei giovani che, per scelta volontaria, intendono fare un’esperienza di grande valore formativo e civile, in grado anche di dare loro competenze utili a migliorare la loro occupabilità». Che non significa niente lo stesso. Rispetto al “vecchio” servizio civile le novità comunque ci sono: è aperto ai giovani dai 18 ai 29 anni, anche stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e introduce la flessibilità: la durata del periodo di volontariato: potrà variare tra gli otto e i dodici mesi in base alle esigenze di vita e di lavoro dei giovani ed è inoltre prevista la possibilità di definire criteri per il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite dai giovani durante il periodo di servizio. Infatti “particolare attenzione è riservata alle problematiche dei giovani con minori opportunità che avranno maggiori occasioni di partecipazione agli interventi di servizio civile, anche in considerazione della previsione di meccanismi di premialità a favore degli enti che realizzeranno gli interventi con l’impiego di questi giovani”. Ma quello che sorprende è l’estensione del nuovo servizio civile: vi rientreranno “attività nei settori dell’assistenza, della protezione civile, del patrimonio ambientale e della riqualificazione urbana, del patrimonio storico, artistico e culturale, dell’educazione e promozione culturale e dello sport, dell’agricoltura in zona di montagna e sociale, della biodiversità, della promozione della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata, della promozione e tutela dei diritti umani, della cooperazione allo sviluppo, della promozione della cultura italiana all’estero e del sostegno alle comunità di italiani all’estero”.

Nient’altro? E con quali fondi? Se volevano dare la possibilità di farlo svolgere a tutti i giovani di buona volontà, gli stanziamenti in questi anni l’hanno permesso solo alla metà di chi faceva domanda. E allora? «Solo per quest’anno – spiega Poletti – abbiamo deciso di concentrare tutte le risorse previste nella legge di stabilità 2016 per la legge di riforma del Terzo Settore sul servizio civile». Attualmente – stando ai numeri disponibili sul sito del Dipartimento della gioventù e del servizio civile della Presidenza del consiglio – sono 29.296 i volontari in servizio; 4.028 gli enti titolari di accreditamento e 16.097 gli enti accreditati. Tra il 2001 e il 2014 il numero dei posti per i volontari messi a bando è stato di 342.521 unità. Nel 2014 i volontari sono stati 14.637: più della metà (il 60,79%) è stato inserito in progetti di assistenza; il 24,62% in progetti di educazione e promozione culturale; il 10,8% in progetti di valorizzazione del patrimonio artistico culturale con il 10,80%; il 3% nei settori dell’ambiente e della protezione civile. Nel 2014 i volontari hanno guadagnato 433,80 euro mensili, per dodici mesi di progetto. Le potenzialità della nuova norma necessitano però un raddoppio degli stanziamenti, passaggio essenziale che la nuova legge non garantisce. Quest’anno i 257 milioni disponibili garantiranno l’avvio di 47mila giovani (ma Renzi ne aveva annunciati 100mila), il prossimo anno è tutto da vedere.

 

  1. http://www.governo.it/sites/governo.it/files/TESTO_39.pdf (bozza) e http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/04/3/17G00053/sg (testo definitivo)
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