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00 AdN Bottega del Misantropo logo scrittaMolti anni fa, agli albori del1’epoca maniaco-telefonica, già intravidi i malesseri e i guasti che quelle prime inondazioni di telefonini (oggi sarebbe ridicolo chiamarli ancora cosi, sono diventati ben altro!) avrebbero ammucchiato sulle spalle già malaticce di questa benedetta/maledetta società ultratecnologica.
Cosa bella è il progresso, va bene, ma se non serve in parallelo all’evoluzione etico-intellettuale della nostra povera umanità tutto il ben di Dio tecnologico è solo pastura per un appiattimento omologante e semi-catatonico di cervelli, che già in assenza di motivazioni creative e di passioni autentiche, sono implacabilmente predisposti al1’ammucchiata che mortifica e aliena le nostre preziose individualità. Esagero? … Quello che 10-15 anni fa era solo un preoccupante sintomo di ordinaria massificazione, una delle tante frenesie ricorrenti dell’andazzo in voga, solo una eccitante novità, è diventata ormai in conseguenza di una alluvione planetaria inimmaginabile che non ha risparmiato nessuna categoria, dal pezzente al miliardario, dal genio all’idiota, una specie di risucchiante vortice gigantesco, una voragine, un imbuto, un buco nero che ha ingoiato qualsiasi resistenza intellettiva, umiliando le residue fondamentali qualità della condizione umana: percezione e considerazione del proprio spazio vitale in rapporto all’ambiente naturale, capacità di “respirare” il proprio tempo, capacità di intuire, capire distinguere chi dove e come rappresenta per noi la testimonianza del nostro esistere qui e adesso.
Tutto è ormai nelle braccia rassicuranti ma alienanti di una “virtualità” che sempre più ci protegge e ci soffoca allontandoci dalla effettiva sostanza del reale.

Domestic helpers congregate in the central business district, part of which is closed to traffic on their weekly day off in Central, Hong Kong, China 16 September 2012. ANSA/ADRIAN BRADSHAW

Per strada, in viaggio, in aria, ovunque, teatri, bar, concerti, chiese, cimiteri, bordelli, mari, montagne, cieli e foreste, dovunque il mio sguardo si posa non c’è individuo che non sia chiuso e segregato, occhio fisso al “display”, intubato sulle luci e le voci della sua tavoletta magica con lo scorrere frenetico e vorace delle dita sulla tastiera.
Ognuno, relegato e circoscritto nella “dipendenza” delle proprie inderogabili necessità virtuali, ride, impreca, tentenna, allude, senza neanche alzare gli occhi per rendersi conto che non è nell’intimità della sua casa, nel segreto dei suoi sentimenti, ma in mezzo agli altri, stretto e schiacciato da una folla che gli è addosso e che comunque lo ignora perché tutti sono ugualmente chiusi nel loro fortino ipnotico-illusorio, intenti ad esprimere spudoratamente fatti e misfatti, folla vociante fatta di solitari inquietanti monologhi … E a che serve tanta straordinaria capacità di comunicare e condividere a distanza con chiunque e ovunque se sempre più misera è la effettiva umana capacità di comunicare e condividere naturalmente, faccia a faccia, col vicino, il passante, l’estraneo? … In effetti mai nella storia dell’uomo c’è stata tale incredibile possibilità di incontrare, connettere. unire genti a genti da un capo all’altro del pianeta, tanto da rendere possibile finalmente l’utopia dell’incontro e della comprensione totale dell’umanità senza censure e senza intermediari … II “villaggio globale” si dice, dove tutti si incontrano, ma ecco che questo prodigio si dilapida in un oceano di ambiguità, di equivoci, di egoismi, di volgari cialtronerie e di superficialità se non addirittura di traffici infami e di violenze … Una nuova torre di Babele sciocca e dannosa invece del provvidenziale consesso planetario a beneficio dell’umanità. Si gettano via le perle e si conserva l’inutile rumorosa conchiglia

Ci si soddisfa con l’abuso ossessivo e allucinatorio della comunicazione virtuale, processo solipsistico e masturbatorio, ci si sprofonda sempre più nelle sabbie di una quotidiana ormai necessaria fuga dalla reale, fisica esistenza in “diretta”. Spesso si urla, si gesticola, si scherza, si “pomicia” perfino, si intriga e si congiura senza rendersi conto di spiattellare la propria intimità e le proprie miserie in una specie di assordante piazza globale … Ma chi ascolta chi?. Ognuno grida o sussurra per sé, nessuno si guarda più intorno con la pur sana curiosità per l’altro, e per gli ultimi “mohicani” come me che ostinatamente si rifiutano all’invasione aliena diventa sempre più difficile evitare o scansare l’individuo “autoparlante” che ti viene addosso schivandoti all’ultimo istante solo in virtù delle sue antenne invisibili, come il “sonar” dei pipistrelli ciechi!.
Certo, capisco che il futuro non è incoraggiante, la vita è dura ed è difficile difendersi e districarsi dalle mille difficoltà per la sopravvivenza, ma farsi ingoiare dalla tavoletta magica non serve a niente, anzi! Il necessario ritorno al mortificante quotidiano diventa sempre più penoso, come chi si sveglia dalla morfina, costringendosi così a necessarie “dosi” sempre più massicce!
Infine ancora una considerazione, forse solo buffa e spiccia, ma per me un assillante curioso interrogativo: ma chi e quanti interlocutori un qualsiasi “normale” individuo può ammucchiare nella sua ininterrotta, logorroica conversazione giornaliera? … O non sarà che si incomincia finalmente a parlar da soli senza neanche più chiederci se qualcuno ci ascolta: esito inevitabile di una paranoia endemica che umilia e mortifica la scarna umanità superstite? … Monologo assordante che conduce alla sordità irreversibile verso il manifestarsi della vita reale. Ancora una volta si salverà l’umanità dai suoi stessi incubi?
La bomba nucleare è già esplosa: ognuno di noi ha in mano il suo detonatore …

 

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